Banca d’Italia: la corporate governance nelle banche, intervento di Antonio Finocchiaro, Vice Direttore Generale.
Inserito da Cristina Cellucci il Gio, 2007-05-10 15:34
Bankit | Maggio 2007
070510-bankit-corporategovernance
L’8 maggio 2007, in occasione della presentazione, a Urbino,
del volume del prof. Rainer Masera dal titolo "la Corporate Governance
nelle banche", è intervenuto (pdf,
53 K) sul tema il dottor Antonio Finocchiaro, Vice Direttore Generale
della Banca d’Italia. Riproduciamo, di seguito, i passi
più salienti del suo intervento. Parole chiavi: legge sulla
tutela del risparmio n. 262/05 , soft
law, responsabilità amministrativa ex d. lgs.
231/2000, autodisciplina.
Per queste ragioni la Banca ha partecipato attivamente a tutte le fasi del processo legislativo di riforma del diritto societario e della sua applicazione al settore bancario e finanziario: dall’individuazione degli obiettivi economici alla loro traduzione in principi e criteri direttivi, alla stesura dei testi normativi. In più occasioni ha sottolineato l’importanza del nuovo diritto societario per lo sviluppo economico del Paese e non ha esitato a fornirne un giudizio positivo perché la riforma “valorizza l’imprenditorialità; amplia l’autonomia degli amministratori, ne precisa la responsabilità; migliora la disciplina dei conflitti d’interesse nell’impresa e nei conglomerati societari (…) riduce lo scarto normativo tra le società con titoli quotati e le altre società per azioni” (vedi nota *)
Il tentativo in corso di omogeneizzare il quadro di regole a livello comunitario va sostenuto. Si tratta di un obiettivo ambizioso, perché le differenze tra gli ordinamenti sono ancora profonde, così come è radicato l’atteggiamento di difesa di interessi ritenuti di rilevanza nazionale. D’altra parte non si può negare che le asimmetrie esistenti nella regolamentazione sono causa di distorsioni della concorrenza.
Il contesto di riferimento
Dalla fine degli anni novanta il legislatore ha operato con intensità per ammodernare il nostro diritto societario; con l’obiettivo di renderlo adeguato ad un contesto operativo caratterizzato da integrazione dei mercati, innovazione tecnologica, maggiore concorrenza; contesto che richiede, per le imprese, semplificazione delle procedure, flessibilità organizzativa, ampliamento degli spazi di autoregolamentazione.Tappe fondamentali di questo processo sono stati il Testo unico bancario (1993), il Testo unico della finanza (1998), la riforma del diritto societario (2003) e, da ultimo, la normativa a tutela del risparmio (2005). Il legislatore ha operato tenendo conto degli orientamenti della comunità finanziaria internazionale; si è mosso sulla base del principio secondo cui concorrenza e contendibilità degli assetti proprietari, autonomia di chi gestisce le imprese, tutela di soci e creditori sono obiettivi da perseguire congiuntamente; ha agito con gradualità, dato l’ampio scarto, nel campo delle società di capitali, tra realtà e fattispecie desiderabili.Il TUB
La Banca d'Italia ha partecipato attivamente a questo processo. Nel 1993 il Testo unico bancario ha profondamente innovato la corporate governance delle banche; sotto tale profilo il TUB ha anticipato le successive riforme normative che hanno ampliato l’autonomia statutaria assicurando il bilanciamento dei poteri tra chi gestisce e chi controlla. L’interesse della Banca d’Italia per le regole che disciplinano i meccanismi del governo societario dell’impresa, specie di quella bancaria, è noto. Deriva non solo dall’incidenza di tali profili sulla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati ma anche della consapevolezza che la cornice normativa è, oggi più che in passato, strumento di politica economica quale infrastruttura che influenza in misura notevole la competizione internazionale.Per queste ragioni la Banca ha partecipato attivamente a tutte le fasi del processo legislativo di riforma del diritto societario e della sua applicazione al settore bancario e finanziario: dall’individuazione degli obiettivi economici alla loro traduzione in principi e criteri direttivi, alla stesura dei testi normativi. In più occasioni ha sottolineato l’importanza del nuovo diritto societario per lo sviluppo economico del Paese e non ha esitato a fornirne un giudizio positivo perché la riforma “valorizza l’imprenditorialità; amplia l’autonomia degli amministratori, ne precisa la responsabilità; migliora la disciplina dei conflitti d’interesse nell’impresa e nei conglomerati societari (…) riduce lo scarto normativo tra le società con titoli quotati e le altre società per azioni” (vedi nota *)
La legge sulla tutela del risparmio
A fronte degli episodi che negli ultimi anni hanno interessato i mercati finanziari, la risposta dell’ordinamento è consistita - legge sulla tutela del risparmio n. 262/05 - in una parziale ma importante rivisitazione dell’assetto legislativo della corporate governance, segnatamente dell’impresa con titoli quotati. I meccanismi giuridici preesistenti sono risultati profondamente modificati. (...)Il nuovo quadro normativo
Alla fissazione delle regole della governance bancaria concorrono una pluralità di soggetti e di istituzioni non solo nazionali ma anche sovranazionali. La disciplina comunitaria, il Comitato di Basilea, il Sistema europeo delle Banche centrali, i comitati costituiti nell’ambito della procedura regolata dal cosiddetto Rapporto Lamfalussy costituiscono tangibili esempi di questo complesso sistema di concorso di fonti eterogenee nel prevedere, determinare, applicare la regola tesa a governare i contrapposti interessi presenti nell’attività bancaria. La Banca d’Italia partecipa all’attività di questi organismi, segue l’evoluzione del diritto bancario e finanziario europeo, concorre alla produzione delle discipline, funge da raccordo tra le politiche di supervisione maturate in quelle sedi e l’evoluzione delle discipline nazionali. Formalmente e strutturalmente diverse fra loro, queste fonti del diritto determinano il passaggio da un ordinamento giuridico unitario a un ordinamento pluralistico e policentrico. Alla norma primaria si affianca la disciplina regolamentare dell’autorità di settore; a entrambe, la norma sopranazionale prodotta dal diritto dell’Unione; a queste, la soft law e le fonti negoziali generate dall’autodisciplina. L’importanza di quest’ultima ai fini della corporate governance è crescente. Supplisce spesso alle rigidità e ai limiti delle fonti di eteroregolamentazione. In quanto condivisa è caratterizzata da una cogenza intrinseca che deriva, in un mercato concorrenziale, dalla circostanza che la violazione di regole liberamente sottoscritte produce, a carico dell’inadempiente, l’allontanamento dagli standard di comportamento eticamente accettabili ed accettati, lo scarto della singola impresa rispetto agli altri appartenenti al settore, la conseguente sanzione "di mercato".Il tentativo in corso di omogeneizzare il quadro di regole a livello comunitario va sostenuto. Si tratta di un obiettivo ambizioso, perché le differenze tra gli ordinamenti sono ancora profonde, così come è radicato l’atteggiamento di difesa di interessi ritenuti di rilevanza nazionale. D’altra parte non si può negare che le asimmetrie esistenti nella regolamentazione sono causa di distorsioni della concorrenza.
Il processo di convergenza
Il processo di convergenza delle normative nazionali non è richiesto solo dagli intermediari che operano in diversi mercati, ma è anche un’esigenza fatta propria dalle autorità di vigilanza nella consapevolezza che una regolamentazione uniforme è un importante fattore di efficienza dei sistemi finanziari. La Banca d'Italia è impegnata nell’adeguamento della normativa secondaria, per ridurne i costi e adattarla efficacemente e tempestivamente alla dinamica del mercato. In questa direzione, da una parte, ha avviato un’opera di semplificazione normativa, volta a rimuovere vincoli e oneri non più necessari. (…) Inoltre, appare opportuno estendere il ruolo dell’autodisciplina anche ai fini dell’evoluzione del sistema verso prassi d’impresa socialmente responsabili nei confronti di tutti i soggetti interessati alla complessiva attività dell’impresa stessa.La responsabilità amministrativa ex d. lgs. 231/2000
Importanti imprese bancarie e gruppi italiani hanno disegnato e adottato modelli di organizzazione e di gestione in grado di circoscrivere la responsabilità amministrativa dell’ente per i reati ex d. lgs. 231/2000. Detti modelli estendono la loro portata alla promozione di regole di condotta nella conduzione degli affari, stabilendo principi di trasparenza, correttezza e lealtà nei confronti degli interlocutori dell’impresa e degli azionisti, attuali o potenziali. Tale scelta risponde all’esigenza di instaurare un clima di fiducia con tutte le controparti delle proprie iniziative. È peraltro essenziale l’osservanza, da parte degli intermediari, della lettera e, più ancora, dello spirito delle discipline che governano l’esercizio dell’impresa bancaria. Lo è segnatamente riguardo alle norme che stabiliscono precipue regole nella definizione di rapporti caratterizzati da vincoli fiduciari e nella predisposizione di strumenti tesi a garantire la sana e prudente gestione dell’intermediario. Tali norme costituiscono i presidi basilari di disciplina del mercato e di tutela del risparmio. La loro violazione lede, insieme, l’affidamento dei risparmiatori, la reputazione del sistema finanziario, le prospettive di crescita economica. Non a caso lo stesso legislatore fa spesso rinvio all’autodisciplina. Il nuovo diritto societario prevede diverse disposizioni della specie, segnatamente in tema di requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza dell’amministratore; la legge sulla tutela del risparmio rimanda frequentemente a regole di governo societario previste da codici di comportamento di matrice privata.Note
(*) Banca d’Italia, Relazione annuale del 31 maggio 2003, p. 506.Indice
- Caratteristiche e motivazioni della ricerca
- I contenuti salienti
- La partecipazione della Banca d’Italia alla riforma del diritto societario
- Il ruolo della Banca d’Italia nella evoluzione normativa della corporate governance bancaria
- La legge sulla tutela del risparmio
- Evoluzioni sovranazionali della corporate governance bancaria: il sistema delle fonti.
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