Banca d’Italia: Better regulation (prima parte)

Bankit | Compliance | Finance | Marzo 2007
070325-bankit-betterregulation Al recente convegno Abi dello scorso 14 marzo 2007, Anna Maria Tarantola, Direttore Centrale per la Vigilanza Creditizia e Finanziaria di Banca d’Italia ha effettuato uno speech dal titolo "L’interazione tra Autorità e mercato nella produzione normativa. Regole e prassi nella Banca d’Italia" (pdf, 46 K) che sintetizza i nuovi orientamenti dell’organo di vigilanza. Le nuove parole d’ordine sono: approccio per principi, risk-based supervision, "modello" FSA. In questa prima parte riprendiamo i principi generali espressi nell’intervento e come essi si traducono nelle attività di compliance; nella seconda parte vedremo come tali principi si applicano alla legge sul risparmio

Cos’è la better regulation?

Con better regulation si intende una regolamentazione orientata sempre più verso i principi anziché, come è oggi, verso regole dettagliate. Fanno parte di questo orientamento anche gli obiettivi di semplificazione e riduzione del quadro regolamentare, il contenimento degli oneri per gli operatori e per il sistema economico nel suo complesso. La better regulation, infine, comprende modalità di produzione normativa incentrate sulla consultazione dei destinatari, sulle analisi costi-benefici e di impatto, sulla motivazione trasparente delle scelte.

La prassi della regolamentazione in Banca d’Italia

Per quanto riguarda la Banca d’Italia, il T.U.B. assegna all’Istituto, quale Autorità di vigilanza, un insieme di finalità: stabilità complessiva, efficienza e competitività del sistema, sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, osservanza della normativa. Al fine di individuare, nella normativa di vigilanza, un soddisfacente equilibrio tra queste finalità è ormai prassi consolidata l’interlocuzione con gli operatori che non prescinde da un’analisi, anche quantitativa, degli impatti della regolamentazione.

L’esperienza della FSA britannica

A tale proposito è interessante la sperimentazione in corso presso la Financial Services Authority del Regno Unito sull’uso di metodologie per misurare, oltre ai costi, anche i benefici della regolamentazione. Si tratta di un compito non facile: mentre i costi della regolamentazione sono di solito definiti e comunque identificabili, i benefici sono spesso molto più difficili da quantificare, sia per mancanza di dati sia perché diffusi tra un numero molto elevato di soggetti. Inoltre, la loro identificazione e valutazione non può prescindere da considerazioni, di ordine squisitamente qualitativo, connesse alla gerarchia delle finalità di interesse pubblico attribuite dall’ordinamento alla responsabilità delle Autorità di vigilanza.

Conseguenze della better regulation sull’organizzazione e sulle modalità dei controlli

La better regulation ha significative implicazioni organizzative e operative sulle Autorità di controllo. Per quanto riguarda il modo di operare della Vigilanza e le relazioni tra questa e i soggetti vigilati, appare chiaro che una regolamentazione ispirata al principio della proporzionalità dei mezzi rispetto all’obiettivo, al criterio dell’efficienza della regolamentazione, inteso anche come minimizzazione degli oneri a carico dei destinatari, trova il suo naturale complemento in un’attività di supervisione graduata in funzione dell’effettiva rischiosità dei soggetti vigilati (risk-based supervision). Una simile impostazione risulta, del resto, coerente con l’imprescindibile obiettivo di un uso efficiente delle risorse da parte delle Autorità.

La compliance

Un approccio basato sulle regole, al momento adottato di fatto in gran parte degli ordinamenti finanziari (tra cui il nostro), pone i soggetti vigilati di fronte a obblighi di vigilanza relativamente chiari, rispetto ai quali essi stessi sono nella gran parte dei casi capaci di valutare il grado di compliance. Compito dell’Autorità di vigilanza, in questo caso, è soprattutto quello di verificare il rispetto delle regole da parte dei soggetti vigilati. Una regolamentazione basata su principi di carattere generale, invece, pone i soggetti vigilati di fronte a un obbligo (quello del rispetto del principio) nei confronti del quale non è detto, almeno non a priori, che gli stessi soggetti siano certi di valutare con precisione il grado di compliance. Le norme, infatti, lasciano relativamente liberi gli intermediari di organizzarsi in modo da rispettare il principio stabilito dalla regolamentazione. In quest’ambito, compito delle Autorità di vigilanza è quello di valutare, spesso attraverso un costante confronto con gli intermediari, se l’assetto organizzativo e il sistema dei controlli interni adottati dai soggetti vigilati siano effettivamente tali da configurare il sostanziale rispetto del principio stabilito dalle norme.
Nel caso della regolamentazione basata sui principi, il grado di discrezionalità dell’Autorità di controllo è relativamente più elevato rispetto a quello tipico di una disciplina basata sulle regole, ma a ciò si deve accompagnare una elevata trasparenza delle valutazioni dell’Autorità stessa sul rispetto del principio generale da parte dei soggetti vigilati.
Il recente orientamento verso l’adozione di best (o generally accepted) practices nella regolamentazione finanziaria, che si osserva ormai anche nel nostro ordinamento, rappresenta un “ragionevole” compromesso tra i due approcci. Le "regole" si basano proprio sulle prassi adottate spontaneamente dai soggetti vigilati; ne consegue che per il loro rispetto gli intermediari dovrebbero sostenere oneri relativamente contenuti.
Il compito più delicato è l’individuazione di un efficace bilanciamento tra l’autoregolamentazione, che, incentrandosi sulle migliori prassi gestionali valorizza l’autonomia degli intermediari, e l’eteroregolamentazione, ineliminabile laddove vengano in rilievo profili che coinvolgono interessi di pubblica rilevanza (tutela del risparmio e buon funzionamento dei mercati finanziari). Nuovi importanti campi di intervento dell’eterogolamentazione attengono ai rapporti degli intermediari con la clientela.
Fine prima parte
Leggi seconda parte

Chi è Cristina Cellucci?

Cristina Cellucci è una esperta di Internal Audit e Compliance in ambito finanziario. Può essere contattata via email : nome.cognome@gmail.com
Ha scritto numerosi articoli per IsacaRoma Newsletter.

IsacaRoma Neswletter link