Reputazione e Compliance – Intervista a Francesco Zaini, Equiteam.

Compliance | Marzo 2006
070306-intervista-zaini Il dottor Zaini, Managing Partner di Equiteam, ha partecipato al seminario del primo febbraio 2007 sulla Compliance organizzato da Business International con una relazione dal titolo "La conformità alle regole e la creazione di valore nella banca" . Con lui affrontiamo il tema del rispetto delle norme come leva di gestione strategica e di creazione di valore.

IsacaRoma (IR): Buongiorno dottor Zaini e grazie per essere con noi. Vuole presentarsi rapidamente per i nostri lettori?

Francesco Zaini (FZ): Sono tra i soci fondatori di Equiteam, società di consulenza strategica. Precedentemente sono stato Director di Arthur D. Little (con la responsabilità della practice Financial Institutions) e Direttore di A.T.Kearney con responsabilità analoghe. Sono membro dell'ECGI (European Corporate Governance Institute), dell'IBE (Institute of Business Ethics) e dell'AIFIRM (Associazione Italiana Financial Risk Management). Sono inoltre responsabile per l’Italia del settore banche per Transparency International

IR: Il rispetto delle norme non è certa una novità in Banca. Perché Banca d’Italia ha sentito la necessità di emanare nuove le istruzioni di vigilanza (in bozza) sulla compliance?

FZ: È sicuramente vero che il sistema bancario, da sempre fortemente regolamentato, ha una spiccata cultura dell’adempimento alle normative. Adesso però, dato che il "compliance risk" è parte integrante dei rischi operativi così come sono intesi da Basilea 2, è richiesto un salto di qualità nello sviluppo dei processi di compliance: dalle attività di monitoraggio della normativa, al disegno di soluzioni organizzative e tecnologiche, fino alla definizione di modalità di controllo.

IR: Nel seminario del primo febbraio lei ha affrontato il tema della compliance partendo dagli aspetti legati alla "reputazione" aziendale. Qual è il nesso?

FZ: Nel mercato finanziario la fiducia tra l’intermediario e la clientela è indispensabile per sviluppare un corretta e proficua relazione tra le parti; ma la reputazione è un elemento intangibile che risponde ad una serie di fattori spesso instabili. La banca ottiene e mantiene un buon giudizio dalla sua clientela quando il rapporto avviene senza "sorprese" e specialmente quando in un momento di crisi ("momento verità"), quali ad esempio un lutto o il furto della carta di credito, l’intermediario si mostra efficiente ed equo e non sfrutta a suo vantaggio l’innegabile asimmetria tra le parti. Ormai le banche, ed in particolar modo le banche retail, sono percepite in maniera indistinta dalla clientela: avere un conto corrente è, nella maggior parte dei casi, "vissuto" come un obbligo in modo simile alla necessità di stipulare una assicurazione RC auto. Ciò però può essere visto anche come un vantaggio: la banca che sa differenziarsi, ad esempio offendo nuovo servizi o riducendo i conti dei servizi "obbligatori", può migliorare la sua reputazione ed acquisire vantaggi competitivi.

IR: Qual è l’approccio giusto?

FZ: La compliance non deve essere considerata solo uno strumento di garanzia per l’adempimento alle normative, ma anche di prevenzione di rischi reputazionali e di attuazione di strategie di differenziazione della banca nel rapporto verso i clienti; in tal modo la compliance acquisisce la potenzialità per diventare una leva di gestione strategica e di creazione di valore.

IR: In che modo?

FZ: Se la banca si limita ad adottare interventi limitati nella portata, "settorializzati" e con scarso coordinamento può forse ottenere qualche risparmio nel breve ma rischia di essere poco produttiva nel lungo periodo. Al contrario, la nuova normativa va intesa come la base per costruire un innovativo sistema di gestione attraverso cui la banca può acquisire un vantaggio reputazionale e si può differenziare. Occorre agire su tre dimensioni, in primo luogo sulla limitazione del costo di set-up del nuovo sistema attraverso un approccio generalizzato e non settoriale della compliance; inoltre sulla mitigazione dei rischi operativi e reputazionali attraverso un adeguato sistema di controlli; infine sulla differenziazione della banca non solo in termini di garanzie verso il cliente, ma anche di regole di comportamento, livello di servizio e offerta di prodotti specifiche per segmento.

IR: Cos’è la limitazione del costo di set-up?

FZ: Attraverso un’analisi puntuale dei numerosi provvedimenti normativi, spesso in sovrapposizione e qualche volta in potenziale contraddizione, si individuano le singole disposizioni che si possono raggruppare in alcune tematiche chiave e in numero ridotto di cantieri di implementazione. Una ricerca Equiteam ha portato all’individuazione di quattro aree d’intervento per avviare una "compliance efficiente":
  1. Corporate governance (definizione di ruoli, funzioni e obblighi degli organi amministrativi e individuazione di strutture di garanzia sui conflitti di interesse);
  2. Codici di comportamento (regolamentazione interna volta a incidere sulle prassi operative, sulle strutture organizzative e di processo),
  3. Reporting finanziario (flusso di informazioni finanziarie indirizzate agli stakeholder esterni e struttura del sistema di generazione delle informazioni),
  4. Comunicazione non finanziaria (flusso di informazioni finalizzate alla trasparenza e destinate alla comunicazione interna ed esterna).
IR: Per quanto riguarda la mitigazione dei rischi?

FZ: Ogni banca ha specifici profili di clienti, segmenti, offerta e governance delle varie attività. È necessario pertanto integrare la normativa cogente con un sistema di regole e di controlli a tutela di tutti gli stakeholder della banca, in particolare dello stakeholder cliente. Ciò consente di tenere sotto controllo i rischi reputazionali e i rischi di business legati alle defezioni di clienti.

IR: Last but not least: la differenziazione...

FZ: È necessario definire le garanzie minime per tipologia di cliente e di conseguenza associare value proposition differenti in funzione delle caratteristiche del cliente stesso e della sua tolleranza al rischio. A titolo esemplificativo cito lo sviluppo di prodotti e servizi con forte componente "fiduciaria" (in particolar modo nelle aree del risparmio gestito e amministrato per i privati e nei servizi transazionali a valore aggiunto per le PMI) e la proposizione su segmenti specifici di clientela a fronte di garanzie sui livello di servizio sull’applicazione di standard etici elevati di comportamento.

IR: Grazie dottor Zaini

FZ: Grazie a voi

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