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Compliance: resoconto del convegno "Etica e regole nella finanza: la funzione di Compliance" (parte seconda)

By Agatino Grillo
Creato 2006-12-07 07:56
061207-compliance-etica2 Nella prima parte di quest’articolo [1] ho riportato le mie impressioni generali sul seminario del 5 dicembre 2006 [2] che si è svolto a Roma, presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata". In questa seconda parte illustrerò i contenuti più importanti di alcune delle relazioni presentate.

Trasparenza, Reputazione e Compliance

I lavori del seminario sono stati aperti dal professor Luigi Paganetto, Preside della
facoltà di Economia di Tor Vergata [3] che ha salutato i convenuti ricordando la figura di Gabriele Berionne già Capo del Servizio Vigilanza sull'Intermediazione Finanziaria della Banca d’Italia e prematuramente scomparso e sottolineando come il seminario, organizzato dalla  Fondazione Gabriele Berionne [4], ha avuto l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo di Gabriele e continuare quelle attività di carattere sociale e umanitario alle quali egli dedicava con amore la propria vita.
Passando al tema del suo intervento, Paganetto ha sottolineato come i temi dell’etica nell’economia e della Compliance (intesa come rispetto delle regole) siano di grande attualità e come essi vadano inquadrati nel più ampio mutamento in corso, a livello internazionale e in modo particolarmente accentuato in Italia, nei rapporti fra banca e clientela. Già il Direttore Generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, in un suo
recente intervento [5], aveva ricordato che alla base di tali rapporti deve esserci la trasparenza. Ma se l’obbligo della trasparenza nasce da una serie di norme (direttive comunitarie, standard internazionali, norme nazionali come la 231 e la riforma del diritto societario) il suo fine ultimo è però è più ambizioso: coltivare in banca una cultura delle reputazione. La reputazione è infatti il valore di più grande nelle istituzioni finanziarie: senza di essa non si può creare ricchezza (come già ricordava il Governatore nelle sue ultime considerazioni). Come si garantisce la reputazione? Evitando, prevenendo e tenendo sotto controllo i rischi e dunque attraverso la Compliance.

Le regole in banca

Regole

Il dott. Giuseppe Boccuzzi, Direttore Principale Vigilanza Creditizia e Finanziaria Banca d'Italia, ha affrontato il tema della correttezza dei comportamenti degli operatori finanziari. In banca tutto gira intorno al binomio rischio/rendimento, binomio che però deve essere inquadrato nel contesto delle regole aziendale. Le regole sono la somma delle norme (requisiti esterni) e dei principi etici (requisiti interni) che l’impresa si dà e la Compliance è lo strumento principe per garantire l’equilibrio tra rischi/rendimento e regole. Ma quali sono le caratteristiche principali della Compliance? In sintesi essa deve:
Tutto ciò in coerenza con modello generale dell’impresa.

La "nuova" regolamentazione

Come già anticipato nella
prima parte di quest’articolo [6], il dott. Boccuzzi ha tratteggiato, nel suo intervento, i caratteri che assumerà la "nuova" regolamentazione di Bankit che, come detto, si ispirerà a tre linee direttrici:
  1. approccio principle-based (di cui spesso [7] abbiamo parlato in queste pagine) a cui Banca d’Italia aggiungerà indicazioni di supporto quali linee guida e prassi accettabili;
  2. better regulations per cui le regole devono nascere dalla consultazione e condivisione dei contenuti tra le parti (vigilanza e vigilati) anche tenendo conto dell’analisi costi/benefici;
  3. no al modello "one size – fits one"; le disposizioni  e le relative attività di verifica dell’organo di vigilanza devono essere proporzionali alla dimensione ed al business aziendale e quindi devono assumere gradazioni diverse.

Tutela del risparmio

Boccuzzi ha concluso il suo intervento richiamando l’attenzione sul dibattito in corso, a livello internazionale, sulla tutela del risparmio. In banca occorre massima attenzione alla trasparenza ed alla tutela dei risparmiatori, come già ricordato dal professor Paganetto, e ciò va garantito:

Quale etica per la finanza?

Il professor Stefano Zamagni, dell’Università di Bologna, ha incentrato il suo speech su due domande:
  1. Perché da un po’ di tempo si parla sempre di più del ruolo dell’etica? Perché la legalità non è sufficiente?
  2. E, posto che l’etica è necessaria anche in ambito economico, quale teoria etica è più adatta alla finanza?

È necessaria l’etica?

Il professor Zamagni ha indicato tre motivi per cui rispettare la legalità non basta a garantire un comportamento etico in azienda:
  1. le leggi sono sempre emanate post factum cioè dopo che i fatti delittuosi che si vogliono evitare in futuro sono già avvenuti. Oggi, nel mercato globale, gli accadimenti sono velocissimi mentre in democrazia fare le leggi è un processo lento;
  2. le leggi, una volta promulgate, non sono perfette perché per avere leggi perfette servirebbe, da parte de legislatore, una conoscenza perfetta del mercato ergo che i mercati fossero perfetti; ma già all’inizio del 900 l’economista  F. A. von Hayek [8] nel suo "Economics and Knowledge [9]" sottolineava che per avere un mercato perfetto servirebbe una simmetria perfetta delle informazioni mentre proprio la finanza è caratterizzata per la natura asimmetrica delle informazioni;
  3. la legge soffre di un paradosso intrinseco: tanto più è efficace ed efficiente il sistema di sanzioni tanto più esso causa lo "spiazzamento" degli operatori economici. Se ad esempio il welfare fosse efficiente al 100% esso impedirebbe (appunto: spiazzerebbe) i servizi gratuiti. Perché fare doni se tutto è già garantito dallo stato? Però è stato dimostrato che senza gratuità l’economia va in crisi. Quindi anche se il punto precedente fosse garantito, cioè se fosse possibile avere leggi perfette, ciò non sarebbe sufficiente anzi causerebbe la fine del marcato perché metterebbero in crisi le motivazioni intrinseche degli operatori economici.

Qual etica?

Ci sono due teorie predominanti riguardo l’etica nell’economia:
  1. l’etica come vincolo
  2. l’etica come argomento
Secondo la prima teoria, che si ispira all’utilitarismo ed al neo contrattualismo, gli agenti economici si autoregolano (ad esempio per mezzo di codici etici) con l’obiettivo di trarre il massimo profitto nel rispetto del quadro normativo; questa è la teoria oggi dominante, anche in Italia.
Secondo la seconda teoria, l’etica non è un vincolo ma l’obiettivo delle attività aziendali; questo approccio, noto come "etica della responsabilità" si deve a pensatori come Max Weber e Jonas.
Secondo il professor Zamagni il secondo approccio è migliore del primo perché:
Ma perché il consumatore dovrebbe essere responsabile? Come già sentenziò secoli fa Stuart Mill ("il consumatore è sovrano") oggi il potere d’acquisto medio del consumatore è maggiore di ciò che serve alla sua semplice sussistenza e dunque si è alla ricerca di valori aggiunti quando si sceglie dove consumare ed investire. L’atto del consumo è eticamente rilevante come la produzione (non devo inquinare, corrompere,…). È interessante che numerosi studi rilevano che circa il 40% dei consumatori sono disposti a pagare di più per avere prodotti etici; oggi i fondi etici intermediano il 20% del mercato. Perché accade ciò? Perché io risparmiatore spesso mi aspetto oltre al rendimento che tu gestore possa garantire anche dei fini etici che io come individuo non posso raggiungere.
Il discorso del professor Zamagni si è concluso con una citazione di Aristotele: la virtù è come un muscolo, se non la si utilizza si atrofizza. “Le virtù sono più contagiose dei vizi” ha chiosato Zamagni salutato da applausi scroscianti.

Fine
seconda parte [10]
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prima parte [11]
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terza parte [12]

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Chi è Agatino Grillo?

Agatino Grillo, CISA, CISM, CISSP, fa parte del comitato direttivo di IsacaRoma. Precedentemente è stato nel comitato direttivo di AIEA.
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