ANSSAIF: Insider's attack

Avvisi | Novembre 2006 | Rischi
061122-anssaif-caricato Riproduciamo, per gentile concessione di ANSSAIF l’articolo "Considerazioni personali sugli insider's interni partendo dal presupposto che i dipendenti costituiscono: la minaccia più seria, la prima linea di difesa, la risorsa più pregiata" di Antonio Caricato già pubblicato sulla newsletter di ANSSAIF del 21/11/2006.

In Italia, non esistono molte ricerche sulla percezione esatta che le aziende italiane hanno del crimine informatico e del peso che gli insider hanno in questi fenomeni. Un'indagine IBM su circa 150 imprese nazionali ha mostrato che metà (51%) delle aziende italiane intervistate ritiene che le minacce alla sicurezza aziendale provengano oggi dall'interno delle rispettive organizzazioni. Di contro, questo pericolo è evidenziato dal 66% delle aziende a livello mondiale.
Buona parte (75%) dei responsabili IT italiani è poi convinta che il crimine organizzato dotato di competenze tecniche stia sostituendo la figura dell'hacker solitario e, in misura minore (50%) che una minaccia emergente proviene anche dai sistemi non protetti presenti nei paesi in via di sviluppo.
Sono tre le principali motivazioni che inducono un "interno" ad agire:
  1. la curiosità e la sfida: molti insider non considerano affatto ciò che fanno come un attacco all'azienda, ma piuttosto come una sfida attraverso cui dimostrare competenze e pazienza. Gli attacchi più comuni portati per questo motivo comprendono il forzare account di posta, fare penetration test non autorizzati o arrivare a informazioni sensibili come il salario del collega;
  2. la vendetta: e' la spinta degli insider che pensano di avere motivi di rivalsa nei confronti dell'azienda in generale o di qualche collega in particolare. Sono pericolosi perché hanno uno scopo preciso e forti motivazioni (tra i casi scoperti l'indagine ha rilevato che il 92% del campione agiva per vendetta);
  3. il guadagno: cresce il numero degli insider che rubano informazioni sensibili per conto di qualcuno esterno all'azienda.

Gli attacchi più comuni rilevati

  • Sabotaggio: distruzione fisica di parte dell'infrastruttura IT o dei sistemi collegati. Furto di informazioni o di beni: sottrazione di informazioni digitali, furto di documenti cartacei, furto di oggetti informativi fisici.
  • Inserimento di 'bad code': bombe a tempo, ossia software programmato per danneggiare un sistema in un certo momento, e le bombe logiche, che si attivano non a tempo ma secondo determinate condizioni.
  • Virus: il portatore di virus più pericoloso è sempre l'utente disattento, ma anche gli insider usano introdurre virus nelle loro imprese. Attacchi a livello di protocollo: DNS spoofing, TCP sequence, hijacking delle sessioni TCP/IP, Denial of Service...
  • Attacchi a livello di sistema operativo - Sono portati soprattutto da parte di utenti tecnici e con privilegi di accesso, che sanno quali vulnerabilità ci sono nei loro sistemi e quali non sono state 'patchate'. Social engineering - La buona vecchia 'ingegneria sociale' è ancora un mezzo diffuso ed efficace per carpire le informazioni necessarie ad aumentare i propri livelli di autorizzazione in rete o per raggiungere altri dati importanti.
(A. Caricato, ANSSAIF)

Chi è Antonio Caricato?

Antonio Caricato lavora presso un primario gruppo bancario ed ha una trentennale esperienza bancaria nei principali servizi operativi. Dal 1985 si occupa di sicurezza informatica, internal auditing e project management. Membro dei gruppi di lavoro della Banca d’Italia e dell’ABI sulla Business Continuity. Ha fatto parte di diversi gruppi di lavoro CIPA tra cui quello sul rischio informatico (pdf, 245K).
Dal 1990 Consigliere del GUIDE (Guide Share Europe) e Responsabile del Gruppo Auditing Sicurezza e Qualità.
Nel 2003 tra i fondatori di ANSSAIF di cui fa parte del Consiglio Direttivo con l’incarico di Segretario/Tesoriere.
Può essere contattato attraverso il sito di ANSSAIF.

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