Risultati della Ricerca sulle Certificazioni di Project Management in Italia

Certificazioni professionali | IT Colloquia | Ottobre 2006
061025-pmi-nic-indagine Il Capitolo del Nord Italia (NIC - Northern Italy Chapter) del PMI® (Project Management Institute) ha presentato, a fine settembre 2006, i risultati di una ricerca condotta a livello nazionale dal titolo "L’importanza, la percezione ed il significato delle certificazioni in  Project Management" (pdf, 321 K). Ne parliamo con gli autori della ricerca: Tiziano Villa, Bruna Bergami e Andrea Caccamese.

IsacaRoma (IR): Ciao Tiziano e grazie di essere con noi. Quali erano finalità e contenuti della ricerca?

Tiziano Villa (TV): La finalità della ricerca è stata quella di raccogliere, valutare e mettere a confronto i punti di vista dei diversi attori in merito alle certificazioni in PM - Project Management. In altre parole sondare le attese sulla carta ed i risultati sul campo su questo tema di grande attualità per la comunità italiana di PM. Vorrei sottolineare come la ricerca non si proponeva di mettere a confronto le certificazioni in PM che vanno oggi per la maggiore (IPMA®, PMI®, PRINCE2TM).  Pur essendo di matrice PMI®, lo spirito che ci è animato è stato quello di "guardare dall’alto il fenomeno certificazioni in PM nel suo complesso". Per quel che concerne i contenuti, la ricerca si è sviluppata su due ambiti distinti e complementari:
  • ambito 1- i certificati in PM (cosa li spinge a certificarsi?, quanto è stato difficile certificarsi?, da certificati, quali risultati hanno ottenuto ad oggi?, quali aspettative hanno per il futuro?);
  • ambito 2- le aziende con certificati in PM (cosa spinge le aziende ad investire nelle certificazioni in PM?, come governano i processi di acquisizione e di mantenimento delle certificazioni in PM?, quali risultati interni e di mercato hanno ottenuto ad oggi, a fronte di tali investimenti? che intenzioni hanno per il futuro sul versante delle certificazioni in PM?).
IR: Qual è stato il campione che avete analizzato? Che metodi di indagine avete seguito?

Tiziano Villa: Relativamente all’ambito 1- I certificati in PM, riteniamo di aver fatto conoscere la ricerca a circa la metà (650) della popolazione italiana dei certificati in PM (1.200, dato stimato a marzo 2006). Alla ricerca hanno aderito 241 Certificati in PM. Per quel che concerne l’ambito 2- Le aziende, abbiamo contattato 40 aziende di cui 21 hanno aderito. Abbiamo provveduto ad analizzare i profili dei certificati e delle aziende che hanno aderito alla ricerca, sulla base di specifiche anagrafiche che ci hanno consentito di segmentare il campione. Questi profili sono consultabili nella presentazione (pdf, 321 K) dei risultati della ricerca, scaricabile dal sito NIC. Per quanto riguarda i metodi di indagine, in sintesi: due questionari basati su domande a risposta multipla (40 domande per l’ambito 1- I certificati in PM e 60 domande per l’ambito 2- Le aziende), validazione dei questionari da parte di un gruppo di 10 Subject Matter Expert, piattaforma web per l’invio e la compilazione dei questionari,  puntuale lavoro di elaborazione statistica dei dati raccolti, definizione di 12 profili tipo dei certificati in PM e qui mi fermo per non annoiare il lettore. Invito chi è interessato a consultare la presentazione di cui sopra al fine di ripercorrere il modo con cui abbiamo condotto la ricerca.

IR: Quali sono state le conclusioni più importanti della ricerca?

(TV): La ricerca si è rivelata una "vera miniera d’oro" in termini di ricchezza di dati e di possibili incroci tra gli stessi. Provo a riassumere, pur sapendo di correre il rischio di banalizzare: relativamente al primo ambito della ricerca – I Certificati in PM – emerge il seguente profilo: "Notevole spinta a certificarsi dettata principalmente dalla necessità/desiderio di potenziare le proprie competenze di PM, a cui segue un processo di preparazione considerato sostenibile, con risultati post-certificazione significativi per quel che concerne la sfera personale ma con ampi margini di crescita di tipo professionale e organizzativo, e con uno sguardo al futuro di continuità". Per quel che concerne il secondo ambito della ricerca – Le Aziende – lo stato dell’arte è così riassumibile: "Motivazione a carattere non strategico ad investire nelle certificazioni in PM, a cui segue un processo di acquisizione ben gestito, a cui segue un processo di mantenimento che valorizza parzialmente le persone certificate. Risultati interni post-certificazione ancora limitati e risultati di mercato bassi ma con primi segnali positivi soprattutto nelle relazioni con clienti e partner. Sguardo al futuro marcatamente positivo". Al di là di questi conclusioni di carattere generale, vale la pena entrare maggiormente nel merito dei risultati della ricerca e pertanto lascio la parola ai miei colleghi Bruna Bergami e Andrea Caccamese. Prima però vorrei ricordare ai lettori che nel prossimo mese di dicembre verrà pubblicato il rapporto completo della ricerca sempre sul sito NIC.

IR: Il dibattito tra i fautori ed i detrattori delle certificazioni professionali tipo PMP® (ma anche CISA, CIA, eccetera) è sempre molto acceso. Ma insomma certificarsi in PM è utile o meno? E certificarsi PMP® serve o non serve? Bruna, cosa puoi dirci al riguardo?

Bruna Bergami (BB): Partirò da alcuni dati emersi dalla ricerca: le certificazioni in PM si stanno diffondendo rapidamente  negli ultimi anni (biennio 2003-2004 e dal  2005 ad oggi) ed in modo trasversale alle aziende sia per tipologia di azienda (italiana o estera) sia  per numero di addetti.
La certificazione è diventata di fatto un must professionale all’interno della comunità dei Project Manager. Ma per capire l’utilità della certificazione sono ancora più significativi i dati che risultano dalle aree di indagine: più del 90% degli intervistati dichiara di essere stato motivato a certificarsi dall’intento di migliorare le proprie competenze e sistematizzare le proprie esperienze in project management ed i risultati raggiunti confermano questo miglioramento. Questo vale in particolar modo per le certificazioni PMI, in quanto la grande maggioranza degli intervistati era certificato  PMP®. La certificazione è quindi un momento di crescita professionale: fornisce un buon impianto metodologico che permette di attrezzarsi adeguatamente per affrontare un contesto sfidante ed  innovativo come quello dei progetti. Certamente la professione di PM non richiede solo tecnica ma anche una buona dose di esperienza e di capacità personali. La tavola rotonda seguita alla nostra presentazione ha confermato questa ipotesi e in più ha evidenziato che il processo di certificazione porta esperienza attraverso i contatti che si vengono a creare con gli altri PM e le associazioni  professionali.

IR: Bruna, a chi consiglieresti la certificazione? A chi si avvicina alla professione o a chi è già un esperto (ed in questo caso: serve a qualcosa)?  Ma poi è vero che queste certificazioni sono difficilissime da conseguire? Come mai nei mesi scorsi il PMI®  ha prima innalzato e poi riabbassato lo score per ottenere la certificazione?

BB: La  maturità professionale in PM si raggiunge dopo anni di esperienza lavorativa e la certificazione rappresenta una tappa nella professione e un riconoscimento della competenza professionale. Quindi il consiglio è di affrontare la certificazione con una buona base di esperienza alle spalle. I risultati della ricerca confermano questa ipotesi: la certificazione viene acquisita  dopo aver maturato anni di esperienza lavorativa ed aver intrapreso la strada del PM. Il fatto di avere più o meno anni di esperienza in PM alle spalle presenta vantaggi e svantaggi e quindi va valutato nel contesto specifico. Si può comunque affermare che anche per un PM esperto la certificazione è un importante momento di razionalizzazione delle competenze ed esperienze acquisite "sul campo". La difficoltà del conseguimento della certificazione riguarda non solo e non tanto la difficoltà dell’esame in sé ma quella di un processo di acquisizione e maturazione di esperienze, di cui la certificazione rappresenta un punto di arrivo. A questo proposito, un dato interessante della ricerca è che il livello di difficoltà del processo di preparazione alla certificazione non risulta particolarmente difficile, anche se non banale in termini di impegno di giornate dedicate e di durata del percorso di preparazione. E questo dimostra che i PM hanno compreso che si tratta di una certificazione professionale e come tale va affrontata.
Le variazioni del PMI® sullo score di ottenimento della certificazione non mi sembrano così importanti per misurare la "difficoltà" della certificazione. Credo sia più corretto considerarli come momenti di "assestamento" abbastanza tipici per questa tipologia di esame.

IR: Leggendo la ricerca sembrerebbe che non abbiate avuto risposte dai PRINCE2TM e dagli IPMA®. Come mai?

BB: Si, è vero. Nel campione dei certificati è stata netta la preponderanza dei certificati PMP®. Ciò è dovuto al fatto che la ricerca promossa dal PMI-NIC da ricerca trasversale sulle principali certificazioni in PM si è poi sostanzialmente focalizzata solo alle certificazioni PMI®. Ciò in ragione della limitata collaborazione che si è venuta a creare con le altre associazioni di PM italiane ed EMEA. Questo nonostante la ricerca non si proponesse di fare valutazioni comparative tra le diverse certificazioni in PM, come ha già sottolineato Tiziano, ma anzi cercasse di far emergere il fenomeno nel suo complesso cercando di raccogliere e di trovare delle chiavi di lettura dei dati che permettessero di analizzare il fenomeno "Certificazioni" nel modo più ampio possibile. È comunque importante che il PMI® abbia compreso la necessità di intraprendere iniziative congiunte ed aprire il più ampio confronto sui temi del PM per permettere una maggiore comprensione delle esigenze del mercato e contribuire a definire soluzioni sempre più adeguate ed innovative. C’è da augurarsi che anche le altre associazioni professionali di PM operino secondo questa linea di tendenza.

IR: Anche le aziende, a volte, hanno un atteggiamento irrazionale nei confronti delle certificazioni; spesso dichiarano di apprezzare (e facilitare) l’ottenimento delle certificazioni ma poi nella pratica se ne disinteressano (per usare un eufemismo…). Andrea, cosa ci dici al riguardo?

Andrea Caccamese (AC): Si tratta infatti di una situazione piuttosto ricorrente che rappresenta uno dei motivi delle frustrazioni espresse dai certificati. Ma sorprendentemente la nostra ricerca ha posto in evidenza che, malgrado ciò, le aziende dimostrano un’aspettativa di assoluto rispetto sulla certificazione in Project Management. E questo sia perché la certificazione viene vista come uno standard al quale conformarsi sia perché viene considerata un fattore vincente sul piano competitivo. Nella nostra ricerca abbiamo ipotizzato che questo fenomeno apparentemente contraddittorio possa derivare da un fenomeno di “inerzia apprezzativa” che riduce la velocità con la quale le organizzazioni, specie se complesse, riescono a metabolizzare i risultati positivi, anche evidenti, di trasformazioni quali quelle rappresentate dalla crescita di una comunità di certificati al proprio interno. La tavola rotonda seguita alla nostra presentazione ha confermato questa ipotesi e in più ha evidenziato nel fenomeno anche una componente di “inerzia organizzativa”: mentre l’importanza e il valore di una certificazione risultano immediatamente evidenti a una funzione di "delivery", le distanze e le barriere organizzative esistenti con le funzioni di staff (HR, Personale) possono essere responsabili del ritardo con il quale le aziende sono in grado di apprezzare (e premiare) gli elementi positivi rappresentati dalla certificazione.

IR: Ci sono poi i casi opposti: riesco a farmi pagare dall’azienda i costi (diretti e indiretti) per superare la certificazione e dopo aver conseguito il titolo mi dimetto… Che ne pensi?

AC: La nostra ricerca non ha posto in evidenza questo fenomeno, anzi i risultati concreti, se visti nei termini di nuove opportunità professionali legati all’ottenimento della certificazione, non sono assolutamente rilevanti. La spinta tipica di chi persegue la certificazione sembra molto più radicata nell’esigenza di un completamento delle proprie competenze professionali, della ricerca dell’autostima, della necessità di avere competenze strutturate necessari per fronteggiare le difficoltà di imprese complesse e irripetibili quali sono i progetti. Mi sembra che le aziende non dovrebbero porsi per nulla questo problema, piuttosto valutare con serenità se adottino adeguate politiche di retention nei confronti dei propri migliori elementi.

IR: Secondo te quali potrebbero essere le iniziative che dovrebbero intraprendere le associazioni professionali di PM per migliorare questo stato di cose?

AC: C’è tanto lavoro da fare… Lo slogan potrebbe essere "occorre affacciarsi all’esterno". Con "esterno" intendo certamente la realtà delle ALTRE organizzazioni professionali di Project Management; attualmente tra le organizzazioni professionali di Project Management c’è ignoranza degli altri più che concorrenza (intesa come vuoi, in senso competitivo o anche in senso collaborativo). Ognuno per sé, insomma. Certamente esistono dei legacy che rendono o possono rendere complessa la relazione tra PMI® OGC® e IPMA®, ma credo che anche a livello locale si possa e si debba fare qualcosa per superare le barriere: in fin dei conti, siamo tutti professionisti dello stesso settore e eventuali differenze nella struttura degli esami o nel numero dei livelli di certificazione non possono giustificare l’esistenza di compartimenti stagni. Ma per "esterno" intendo anche, e forse soprattutto, il MERCATO: le associazioni professionali di PM dovrebbero mettere in atto azioni incisive tese al marketing e alla comunicazione dei contenuti e dei benefici del Project Management considerando  il mercato delle aziende fruitrici come il principale obiettivo di una simile campagna di informazione e comunicazione. Le tradizionali iniziative volte all’aggiornamento professionale ed al networking tra gli aderenti sono sacrosante e vanno sostenute, ma devono essere integrate con un’azione tesa a integrare il mondo del PM con quello delle associazioni di categoria, intendo quindi Banche, Assicurazioni, Pubblica Amministrazione Locale e Centrale, Sanità, e così via…. Bisogna fare un’efficace azione di "lobbying", attraverso iniziative congiunte, seminari specifici, promozione nei luoghi e nei tempi giusti. Il PMI® dimostra di muoversi in questa direzione, speriamo che la tendenza venga confermata e che le altre associazioni professionali di PM si muovano in modo simile.

IR: Grazie a tutti voi e buon lavoro

Attori ed interpreti

Tiziano Villa

Laureato in Ingegneria Elettronica, ha lavorato in IBM, Italia Assicurazioni e MAA Assicurazioni, ricoprendo incarichi di responsabilità nelle funzioni Sistemi Informativi ed Organizzazione Aziendale e coordinando progetti a forte innovazione tecnologica e a rilevante impatto organizzativo. Svolge attività di formazione e consulenza dal 1989. Socio del PMI®, certificato PMP®, dal 2003 direttore aggiunto del PMI-NIC. Socio certificato APCO - Associazione Professionale Consulenti di Organizzazione. Partner di The Project Management Lab®.
Contatti: tiziano OT villa AT pmi-nic DOT org

Bruna Bergami

Laureata in Matematica. Ha una consolidata esperienza nel settore di Sviluppo e metodologie del Software dove ha sviluppato esperienze significative nei settori  ITC, Manufacturing, Telecomunicazioni, GDO. Ha lavorato in Honeywell  Information Systems, Italtel, Infostrada dove ha assunto incarichi di responsabilità nelle funzioni Ricerca e Sviluppo, Sistemi Informativi, Commerciale. Ha coordinato progetti di sviluppo di sistemi software complessi ed a forte  innovazione tecnologica. Dal 2002  svolge attività di consulenza in area SAP come Business Manager.
Socia del PMI®, certificata PMP®.
Contatti: brbergam AT tin DOT it

Andrea Caccamese

Ingegnere con larga esperienza nel settore Sviluppo Software e Sviluppo Sistemi per l’Informatica  e nel settore consulenza nelle aree Banche, Finanza e Assicurazioni, Oil, Industria Manufatturiera e Difesa. Attualmente in Eureka Service S.r.l., svolge attività di consulenza e formazione sul Project Management. Ha diretto (2000-2004) la Business Unit Engagement & Project Management di Cap Gemini Ernst & Young e (1999-2000) la sede di Milano di Ernst & Young ISAAS. Con Seer Technologies Italia (1994-1998) ha acquisito esperienza di Account Management per Clienti del settore Banche e Finanza. System Integrator (1988-1993) in ITP Italiana, con il ruolo di governo di progetti complessi nel settore dei Sistemi Informativi e Logistica di Produzione. Ha sviluppato le proprie competenze su Information Technology e Sistemi Informativi presso Ing.Olivetti &C S.p.A. (1976-1988) ove ha svolto funzioni di Technical Team Leader, Product Manager, Product Planner e Project Manager.
Certificato PMP ® e PRINCE2 Practitioner. SubTeam Leader del progetto di revisione dello standard OPM3 (Organizational Project Management Maturity Model) del Project Management Institute (PMI).
Autore dell’articolo: Governance e Project Management per IsacaRoma Newsletter
Contatti: andrea  DOT caccamese AT libero.it

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