Costi/benefici della funzione Compliance: intervista alla dottoressa Manuela Gallo dell'Università di Perugia

Compliance | Finance | IT Governance | Ottobre 2006 | Rischi
061024-compliance-gallo Recentemente abbiamo presentato i risultati dell'indagine AICOM sui costi/benefici della funzione Compliance (pdf, 310 K); ne parliamo con la dottoressa  Gallo, autrice dell'indagine.

IsacaRoma (IR): Buonasera dottoressa Gallo e grazie per la collaborazione. Vuole presentarsi rapidamente per i nostri lettori? Che ruolo svolge presso l'Università di Perugia? Di che tipo di ricerche si occupa?

Manuela Gallo (MG): Sono dottoranda di ricerca in Banca e Finanza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ma presto attività di ricerca nel Dipartimento di Discipline Giuridiche e Aziendali dell’Università degli Studi di Perugia, assieme al mio tutor, Loris Nadotti, professore straordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. La mia attività di ricerca è volta a studiare l’organizzazione interna delle banche e l’introduzione del presidio sulla compliance, valutandone gli effetti sia in termini di nuovi costi che in termini di miglioramento della performance.

IR: La ricerca è stata condotta congiuntamente dall'Università di Perugia e dalla terza Università di Roma. Quali sono stati ruoli? E l’AICOM, Associazione Italiana Compliance, come è intervenuta?

MG: L’Università di Perugia si è occupata dell’attività di formazione, invio e ricezione dei questionari; nonché dell’elaborazione dei dati e dei commenti. AICOM in questo processo ha avuto un ruolo importante, facilitando la compilazione dei questionari presso le banche associate e mettendo a disposizione l’esperienza di chi lavora direttamente in banca; l’Università di Roma Tre ha fornito ha collaborato nella fase di messa a punto dei questionari e ha contribuito, con efficaci suggerimenti, alla interpretazione dei dati raccolti.

IR: Quando saranno pubblicati i risultati della ricerca, già anticipati al 2° convegno Compliance di AICOM?

MG: La versione definitiva del lavoro è stata sottoposta alla valutazione della rivista "Banca e Banchieri", probabilmente sarà inserita nel prossimo numero in uscita.

IR: Il survey alla base della ricerca è stato effettuato prima che la Banca D'Italia pubblicasse le sue linee guida (in bozza) sulla compliance. Cosa cambia dopo l'intervento dell'Organo di vigilanza? Cosa ne pensa delle Istruzioni di Bankit? E delle osservazioni di AICOM?

MG: Condivido pienamente le osservazioni fatte dall’Aicom, associazione di cui io stessa faccio parte, e ritengo che sollevino degli aspetti di importanza cruciale, che fra l’altro erano emersi anche dall’indagine compiuta; mi riferisco in particolar modo agli spunti di riflessione proposti in merito al “sistema premiante” e al “perimetro di competenza” dell’attività di compliance. Per quanto concerne l’intervento della  Banca d’Italia, che come noto ha presentato un documento ai fini di consultazione lo scorso mese di agosto, questo sembra venire incontro per molti versi alle aspettative del sistema bancario, così come emerse dall’indagine campionaria, mentre altri elementi restano ancora poco chiari, ad esempio i confini fra l’attività dell’Internal Auditing e quella del Compliance Office. Di queste riflessioni si dà nota anche nella prossima pubblicazione.

IR: Perché è necessario istituire, nelle istituzioni finanziarie, una funzione di Compliance? Non è sempre esistito l'obbligo del rispetto della conformità alle norme? È nato un nuovo rischio?

MG: L’attività di intermediazione finanziaria si caratterizza per una crescente complessità operativa, basti pensare all’aumento del peso normativo e regolamentare, all’elevato grado di concorrenza, alla necessità di preservare un rapporto fiduciario con la clientela che a seguito dei ripetuti scandali finanziari (non certo da parte di società “compliant” a norme o regolamenti o codici di condotta)  si è indebolimento significativamente; questa complessità introduce dei rischi che, anche se non “nuovi” nel senso letterale del termine, si impongono prepotentemente nel condizionare la reputazione e la performance delle banche. La Funzione Compliance è una riposta gestionale e organizzativa alla prevenzione e alla gestione di questi “nuovi” rischi.

IR: La nuova funzione di Compliance dovrà essere istituita in tutte le banche ed anche in società quali le SGR. È possibile ipotizzare soluzioni organizzative diverse per realtà aziendali così diverse?

MG: L’Autorità di Vigilanza, così come ribadito nell’ultimo convegno ABI, Compliance in Banks 2006, del 16/17 ottobre scorso, e in accoglimento di un principio già espresso dal Comitato di Basilea, detta principi ispiratori e stabilisce dei requisiti minimi di idoneità organizzativa (indipendenza, dotazione di risorse professionali ed economiche adeguate, accesso a tutte le attività svolte), ma ribadisce l’autonomia organizzativa di ogni intermediario nell’attuazione dell’attività di compliance, compatibilmente con la dimensione aziendale e le caratteristiche proprie dell’attività svolta. Ritengo che questo atteggiamento dell’Organo di vigilanza sia valido ed auspicabile perché garantisce l’equità competitiva fra gli intermediari, riduce il peso delle prescrizioni amministrative e punta a valorizzare la responsabilizzazione delle banche.

IR: Infine parliamo di compliance come generatrice di valore per l'azienda. Qual è il ragionamento da fare?

MG: Partendo dalla definizione stessa di attività di compliance, quale funzione volta a impedire o limitare i danni economici e di reputazione derivanti dalla non conformità a norme, regolamenti o codici di condotta, è possibile individuare, sintetizzando, almeno tre principali direttive di creazione del valore:
1. per l’intermediario l’accresciuta consapevolezza dei rischi della gestione aziendale permette un controllo più attento delle eventuali perdite monetarie derivanti da multe e sanzioni o di eventuali contrazioni dei ricavi o dei volumi di vendita indotti da una perdita di fiducia della clientela e incide positivamente sui processi di valutazione delle società di rating e sul costo del funding;
2. per i clienti rappresenta un fattore di valorizzazione del rapporto fiduciario alla base dei processi di intermediazione;
3. in un’ottica di tutela della disciplina mercato è un elemento che ne accresce la credibilità.

IR: Grazie dottoressa.

MG: Grazie a voi

Chi è Cristina Cellucci?

Cristina  è Internal Auditor presso un primario gruppo bancario nazionale.

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