Indagine AICOM sui costi/benefici della funzione Compliance

Compliance | Finance | Ottobre 2006
061014-cellucci-surveycompliace AICOM, Associazione Italiana Compliance, ha pubblicato, sul proprio sito la sintesi (pdf, 310 K) dei principali risultati di una ricerca, svolta negli scorsi mesi, relativa al profilo organizzativo, i costi ed i benefici derivanti dall’introduzione della funzione compliance nelle società finanziarie
Di AICOM abbiamo recentemente riportato le "osservazioni" alla prima bozza delle Istruzioni di Vigilanza di Banca d’Italia in materia di "conformità alle norme".

La ricerca, i cui risultati dell’indagine erano già stati presentati durante il secondo Convegno Compliance dello scorso 28 giugno 2006 di cui si è già parlato in questa newsletter, si deve alla Dott.ssa Manuela Gallo dell'Università degli Studi di Perugia. Si rimanda, ovviamente, al documento (pdf, 310 K) per avere il dettaglio dei risultati di cui qui riportiamo solo gli aspetti più rilevanti.

La ricerca

Il questionario (pdf, 70K) era composto da 18 domande, suddivise in tre sezioni:
  1. la collocazione organizzativa e la struttura della funzione compliance;
  2. i costi e i benefici della funzione compliance;
  3. la valutazione della percezione del compliance risk
Il campione oggetto di valutazione era composto da 33 aziende, prevalentemente primarie banche nazionali e diverse tra le maggiori banche estere operanti in Italia; solo 4 delle società che hanno risposto al questionario sono intermediari non bancari.

La collocazione organizzativa e la struttura della funzione compliance

La funzione Compliance è già presente nel 70% delle aziende che rispondono al questionario. Si deve notare però che il campione di aziende preso in considerazione è stato volutamente costruito al fine di includere le banche e le società finanziarie che sono apparse più sensibili all’argomento della gestione dei rischi di compliance (sensibilità confermata anche dalla partecipazione all’iniziativa).
Fra le aziende che hanno già un'unità di compliance (il 70% del campione esaminato) il 65% ha istituito un'unità apposita mentre il restante 35% ha assegnato le funzioni di compliance ad unità preesistenti.
Per quanto riguarda l’ambito delle funzione compliance i dati sono:
  • D.lgs 626/94 29%
  • Altro 54%
  • L. Privacy 75%
  • D.Lgs 231/2001 75%
  • Tub e normative di attuaz. 83%
  • Tuf e normativa di attuaz. 88%
  • Anti money laundering 92%
  • Market abuse 92%
I risutati evidenziano un perimetro della compliance molto ampio, in cui risulta consolidata la presenza di alcune attività, in particolare l’antiriciclaggio e la normativa sul market abuse.

I costi e i benefici della funzione compliance

Per quanto riguardi i benefici ottenuti dall'introduzione della funzione compliance nella azienda i scultati sono:
  • Effettiva riduzione dei rischi 50%
  • Migliore tempestività e qualità nel dare risposte e trovare soluzioni 27%
  • Maggiore consapevolezza dei rischi dai responsabili delle diverse unit 73%
  • Maggiore consapevolezza dei rischi dal vertice aziendale 45%

La valutazione della percezione del compliance risk

Per quanto riguarda il livello di conoscenza e consapevolezza dei rischi di compliance i dati rivelano che il livello medio di conoscenza e consapevolezza dei rischi di compliance sembra essere piuttosto elevato e descrive una popolazione pronta a ricevere nuovi input da parte delle autorità preposte.

Conclusioni e riflessioni

La ricerca si conclude con alcuni brevi spunti di riflessione molto interessanti. Ne riportiamo due:
  1. L’attività di compliance deve essere organizzata al fine di contribuire alla “creazione di valore”, minimizzando il rischio di incorrere in multe e sanzioni varie e prevenire eventi dannosi che possano ledere l’immagine e la reputazione dell’azienda, ma evitando che tali controlli di conformità si traducano in mere verifiche burocratiche e inefficienti, incompatibili con i processi produttivi aziendali, che creano invece un ambiente in cui la compliance è percepita come un elemento di fastidio.
  2. I costi sostenuti per implementare una unità interna indipendente incaricata di svolgere l’attività di compliance rappresentano un vero e proprio investimento di carattere pluriennale, non più la sola conseguenza della conformità a norme e regolamenti, per non incorrere in sanzioni penali o amministrative, ma una sfida strategica di gestione aziendale, che prenda il via dalla constatazione di trovarsi in un mercato competitivo internazionale.

Chi è Cristina Cellucci?

Cristina  è Internal Auditor presso un primario gruppo bancario nazionale.

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