La Compliance in banca
Inserito da Redazione il Gio, 2006-10-12 12:41
Compliance | IS Audit & Control | Ottobre 2006 | Rischi
061012-gennaro-compliance
Il dottor Gennaro di operàri
ci ha inviato queste considerazioni relative alle recenti Istruzioni di
vigilanza (in bozza) della Banca d'Italia im materia di Compliance. Il
documento è stato scritto con la collaborazione della
dott.ssa Vanessa Sunda, Consulente Senior di operàri.
Banca d’Italia ha recentemente pubblicato il "Documento di consultazione concernente la normativa di vigilanza in materia di conformità alle norme (Compliance)" (Pdf, 145 kB). Tale documento fornisce "un primo schema di Istruzioni di vigilanza inerenti al rischio di non conformità e alla relativa funzione".
In tema del rispetto della legalità e della correttezza negli affari da sempre le banche hanno affrontato l’argomento in maniera poco organica, approccio che si sostanzia nel coinvolgimento di tutte le unità organizzative (ciascuna per la propria parte di competenza) alla gestione del rischio di non conformità . Quindi a nostro parere da un punto di vista sostanziale la Banca d’Italia nel documento di consultazione non aggiunge niente di nuovo, mentre l’introduzione di una funzione di compliance con compiti propri e dotata di "indipendenza, autorevolezza e professionalità" è l’elemento distintivo e innovativo di questo primo schema di Istruzioni di Vigilanza.
In relazione alle caratteristiche di indipendenza, autorevolezza e professionalità, si pone il problema dell’individuazione del posizionamento della funzione di compliance nell’organigramma della banca. A tal proposito lo stesso documento di consultazione lascia piena autonomia decisionale alle singole banche tenendo conto della diversità dimensionale e operativa della realtà bancaria italiana. In ogni caso devono essere rispettati i seguenti criteri:
Infatti, il costo dell’istituzione della funzione interna alla banca potrebbe essere molto elevato tenendo conto dell’elevato profilo professionale che deve possedere il responsabile della funzione stessa e del fatto che non può essere affidata alla funzione di revisione interna né ovviamente a funzioni operative.
La possibilità di esternalizzare la funzione di conformità potrebbe essere una valida alternativa anche per le banche e gruppi bancari più grandi in quanto verrebbe garantita l’autonomia e l’autorevolezza con il vantaggio di avere a disposizione best practice e potersi così agevolmente confrontare con altre realtà simili.
In generale i punti di forza derivanti dall’esternalizzazione della funzione di conformità alle norme sono:
Alla luce di quanto detto è evidente che affrontare la materia "compliance" in termini organici è divenuta una necessità motivata dalla sempre maggiore complessità nell’identificazione e nel controllo dei comportamenti che possono costituire violazione delle norme, degli standard operativi, dei principi deontologici ed etici dell’attività di intermediazione.
L’istituzione della funzione di compliance può essere vista per le banche come un’occasione per migliorare la propria immagine sia in termini di incremento della fiducia del pubblico sia in termini di preservazione del buon nome della banca stessa. Infatti la garanzia di conformità alle norme implica correttezza operativa e gestionale.
Concludendo, con questo documento Banca d’Italia si è allineata alla disciplina internazionale in materia di compliance, stabilendo che l’attenzione delle banche dovrà soprattutto rivolgersi agli utenti dei servizi offerti, non solo attraverso la puntuale e coerente applicazione della disciplina posta a tutela della clientela, ma anche assicurando un’informazione completa che promuova la consapevole assunzione delle scelte finanziarie.
Può essere contattato via sito web
Intervista a IsacaRoma Newsletter: Corporate governance, internal auditing, risk management: è possibile un approccio low-cost?
Banca d’Italia ha recentemente pubblicato il "Documento di consultazione concernente la normativa di vigilanza in materia di conformità alle norme (Compliance)" (Pdf, 145 kB). Tale documento fornisce "un primo schema di Istruzioni di vigilanza inerenti al rischio di non conformità e alla relativa funzione".
In tema del rispetto della legalità e della correttezza negli affari da sempre le banche hanno affrontato l’argomento in maniera poco organica, approccio che si sostanzia nel coinvolgimento di tutte le unità organizzative (ciascuna per la propria parte di competenza) alla gestione del rischio di non conformità . Quindi a nostro parere da un punto di vista sostanziale la Banca d’Italia nel documento di consultazione non aggiunge niente di nuovo, mentre l’introduzione di una funzione di compliance con compiti propri e dotata di "indipendenza, autorevolezza e professionalità" è l’elemento distintivo e innovativo di questo primo schema di Istruzioni di Vigilanza.
In relazione alle caratteristiche di indipendenza, autorevolezza e professionalità, si pone il problema dell’individuazione del posizionamento della funzione di compliance nell’organigramma della banca. A tal proposito lo stesso documento di consultazione lascia piena autonomia decisionale alle singole banche tenendo conto della diversità dimensionale e operativa della realtà bancaria italiana. In ogni caso devono essere rispettati i seguenti criteri:
- la funzione di conformità alle norme dovrà essere indipendente dalle aree operative e tale indipendenza deve essere formalizzata dal mandato del consiglio di amministrazione che ne sancisce l’autonomia rispetto alle aree operative e a quelle di controllo interno.
- il responsabile della funzione di conformità alle norme deve essere nominato e revocato esclusivamente (senza possibilità di delega) dal consiglio di amministrazione sentito il collegio sindacale.
- il responsabile della funzione di conformità alle norme deve rivestire un ruolo all’interno della banca tale da conferire autorevolezza alla funzione medesima
Infatti, il costo dell’istituzione della funzione interna alla banca potrebbe essere molto elevato tenendo conto dell’elevato profilo professionale che deve possedere il responsabile della funzione stessa e del fatto che non può essere affidata alla funzione di revisione interna né ovviamente a funzioni operative.
La possibilità di esternalizzare la funzione di conformità potrebbe essere una valida alternativa anche per le banche e gruppi bancari più grandi in quanto verrebbe garantita l’autonomia e l’autorevolezza con il vantaggio di avere a disposizione best practice e potersi così agevolmente confrontare con altre realtà simili.
In generale i punti di forza derivanti dall’esternalizzazione della funzione di conformità alle norme sono:
- il fatto che si eviti di creare nella struttura organizzativa relazioni di tipo matriciale che possono generare situazioni conflittuali di difficile soluzione;
- la garanzia di autonomia, autorevolezza e professionalità (anche in termini di best practice)
- l’efficacia ed efficienza gestionali;
- l’inevitabile trasferimento di competenze al di fuori della banca;
- la necessità di definire SLA adeguati per i fornitori del nuovo "servizio";
- la necessità di fare “audit” sulla funzione esternazzata, per assicurarsi della correttezza e della professionalità degli outsourcer.
Alla luce di quanto detto è evidente che affrontare la materia "compliance" in termini organici è divenuta una necessità motivata dalla sempre maggiore complessità nell’identificazione e nel controllo dei comportamenti che possono costituire violazione delle norme, degli standard operativi, dei principi deontologici ed etici dell’attività di intermediazione.
L’istituzione della funzione di compliance può essere vista per le banche come un’occasione per migliorare la propria immagine sia in termini di incremento della fiducia del pubblico sia in termini di preservazione del buon nome della banca stessa. Infatti la garanzia di conformità alle norme implica correttezza operativa e gestionale.
Concludendo, con questo documento Banca d’Italia si è allineata alla disciplina internazionale in materia di compliance, stabilendo che l’attenzione delle banche dovrà soprattutto rivolgersi agli utenti dei servizi offerti, non solo attraverso la puntuale e coerente applicazione della disciplina posta a tutela della clientela, ma anche assicurando un’informazione completa che promuova la consapevole assunzione delle scelte finanziarie.
Chi è Vittorio Gennaro?
Vittorio Gennaro - CIA, CCSA - 38 anni, è socio e amministratore in operàri, società di consulenza low cost specializzata in corporate governance, internal auditing e risk management. Laureato in Economia Aziendale presso l'Università Luigi Bocconi a Milano, ha esperienza decennale maturata dapprima in PricewaterhouseCoopers (a Londra e a Milano) e successivamente in Deloitte, con specializzazione nelle applicazioni metodologiche CRSA e di analisi e valutazione del sistema di controllo interno. Ha svolto significativa attività di ricerca e docenza per corsi di formazione presso società di consulenza, clienti e presso le Università di Cagliari e Torino. Ha ricoperto il ruolo di Preposto per il Controllo Interno presso una società quotata al MTAX.Può essere contattato via sito web
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