Fattori critici per lo sviluppo delle certificazioni di sicurezza secondo i Common Criteria

Certificazioni professionali | Giugno 2006 | ISCOM | Security
0622-CC Per gentile concessione di ISCOM ripubblichiamo il presente articolo, già apparso su Divulgazione, la rivista elettronica di comunicazioni, note, recensioni e notizie di ISCOM. La versione originale è disponibile in formato pdf  (83 K).
L’articolo è stato scritto da Giovanni Elia, Sandro Mari, Renato Baldelli assistenti abilitati OCSI

Sommario

I Common Criteria si avviano a diventare il principale standard internazionale per la certificazione di sicurezza di prodotti e sistemi in ambito ICT. Attualmente essi sono utilizzati in prevalenza per le certificazioni dei prodotti destinati alle Pubbliche Amministrazioni. Questo articolo vuole mettere in evidenza le principali caratteristiche dei Common Criteria, ed individuare alcuni fattori che, andando a ridurre i costi dell'intero processo di certificazione, possono condurre ad una loro maggiore diffusione in ambito commerciale.

Abstract

The Common Criteria are becoming the most important international standard for the security certification of the IT products and systems. At present time they are mostly used for the certification of products designed for PA.This article wants to enhance the main Common Criteria characteristics,  and to determine some factors that, by reducing costs of the whole certification process, can lead them to a  larger diffusion in commercial circles.  

Il forte incremento dell'informatizzazione del business, ma soprattutto l'enorme capacità di  scambiarsi informazioni, ha fatto nascere nelle  aziende e nelle pubbliche amministrazioni l'esigenza di attrezzarsi con strumenti di difesa per preservare l'integrità dei propri sistemi e della propria  immagine. Troppo spesso il problema della "sicurezza" viene affrontato quando il danno è già stato  fatto. Questo causa lesioni alla propria immagine e  maggiori spese nella riorganizzazione delle attività.  Per una buona e corretta strategia di sicurezza a  protezione di dati ed informazioni, non è sufficiente la sola tecnologia, ma è necessario definire  anche una strategia nell'organizzazione.  L'introduzione di strumenti di difesa e di gestione  diventa quindi un investimento obbligato che offre  una forte copertura del rischio, facendolo diminuire in modo considerevole e favorendo la propria  tranquillità e la fiducia dei propri clienti/utenti.  

I Common Criteria


La necessità di avere delle garanzie, sui prodotti e i sistemi usati, che siano in grado di ottenere  adeguati obiettivi di sicurezza è cominciata già dal  1985 con gli "Orange Book" - TCSEC. Da allora  vari governi hanno dato vita ad iniziative focalizzate allo sviluppo di criteri di valutazione della sicurezza, costruiti sui concetti evidenziati dai TCSEC;  questo ha portato alla redazione degli ITSEC  (1991) in Europa, dei CTCPEC (1993) in Canada e  dei Federal Criteria (1993) negli Stati Uniti. Tutti  questi standard però non riuscivano a soddisfare  l'esigenza di una comune metodologia di valutazione e non fornivano risultati sempre confrontabili.  Per ovviare a tale situazione nel 1993 i rappresentanti degli Stati Uniti d'America, Canada, Francia,  Germania, Olanda e Regno Unito, in collaborazione con l'ISO (International Organization for  Standardization), si sono accordati per lo sviluppo  di uno standard internazionale di valutazione della  sicurezza in ambito informatico, per facilitare una  congruente valutazione di prodotti e sistemi IT.  Ciò ha portato nel 1997 al rilascio della versione  1.0 dei Common Criteria (CC) -ISO/IEC 15408.  Essi costituiscono pertanto uno strumento per  valutare in maniera univoca la sicurezza di un sistema hardware o software e quindi consentono la  pianificazione e la realizzazione di soluzioni volte al  raggiungimento o al mantenimento di un determinato livello di sicurezza.   Inoltre, stanno diventando un’ utile guida per la  creazione e lo sviluppo di prodotti e sistemi, anche  commerciali, con funzioni di sicurezza IT, fornendo  delle garanzie basate su valutazioni (investigazioni  attive) dei prodotti e dei sistemi in ambito IT. Di  non secondaria importanza è inoltre il fatto che la  validità della documentazione e dei risultati ottenuti dalla valutazione possono essere attestati soltanto da valutatori esperti, accrescendo così l'efficacia, la profondità e la severità di giudizio della  valutazione stessa.   Il recepimento da parte dell'ISO ha fatto si che  i Common Criteria siano rapidamente diventati lo  standard mondiale per le specifiche di sicurezza e  per le valutazioni. Ciò, unitamente al largo riconoscimento dei risultati delle valutazioni, fornisce  benefici a tutte le parti, portando ad una più ampia  scelta di prodotti valutati, ad una più grande conoscenza dei requisiti da parte dei consumatori e ad  un maggior accesso ai mercati da parte degli sviluppatori.   Infatti, la certificazione dei risultati delle valutazioni fornisce una solida base per garantire che le  misure di sicurezza siano appropriate per contrastare le minacce e che le stesse siano implementate in maniera opportuna; anche se, in ogni caso, è  bene ricordare che non esiste una garanzia assoluta di sicurezza, per cui il termine "garanzia"  dovrebbe essere sempre visto in relazione al particolare insieme di minacce e ipotesi ambientali  che gravano sull'ODV (Oggetto Della Valutazione),  come è chiamato nella terminologia dei Common  Criteria il sistema o prodotto sottoposto alla valutazione.   Un aspetto fondamentale del modello  Common Criteria è che esso fornisce una netta  separazione di ruoli fra valutatori e certificatori. I  certificati, infatti, vengono rilasciati basandosi sui  vari schemi nazionali, definiti e gestiti da strutture  statali, ciò assicura valutazioni indipendenti, effettuate da Laboratori di Valutazione accreditati dagli  organi certificatori. In Italia l'ente di  Certificazione/Accreditamento è, per prodotti e  sistemi che trattano dati classificati nel contesto  della sicurezza interna ed esterna dello Stato,  l’ANS/UCSi (Autorità Nazionale per la   Sicurezza/Ufficio Centrale per la Sicurezza), da cui  attualmente sono accreditati 5 Centri di  Valutazione (Ce.Va.), dei quali uno presso l’ISCOM  (Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle  Tecnologie dell'Informazione). In tutti i contesti  non coperti dal precedente Schema, l’organismo  che si occupa di Certificazione/Accreditamento è  l'OCSI (Organismo di Certificazione della  Sicurezza Informatica), che è una struttura  dell'ISCOM e che è il solo ad avere il potere di  accreditare i Laboratori di Valutazione.Questi ultimi lavorano sempre a stretto contatto e sotto la  sorveglianza dell'organismo certificatore e sono  tenuti a redigere un Piano di Valutazione (PDV),  ovvero un documento che descrive le attività che  saranno svolte dal Laboratorio per la Valutazione  della Sicurezza, durante l'intero processo, tenendo  conto dei tempi di esecuzione e delle risorse  necessarie. Il compito principale dei Laboratori  durante la valutazione è stabilire se, e in che modo,  i criteri di valutazione introdotti dai Common  Criteria devono essere usati come misure oggettive, per la riduzione dei rischi, quando applicati a  funzioni di sicurezza critiche nei sistemi IT.  

Struttura dei Common Criteria


I Common Criteria sono costituiti da tre parti:
La parte 1 (Introduzione e Modello Generale)  definisce i concetti generali e i principi della valutazione della sicurezza IT e presenta un modello  generale per la valutazione. Presenta inoltre i  costrutti per esprimere gli obiettivi di sicurezza,  per selezionare e definire i requisiti di sicurezza e  per scrivere le specifiche ad alto livello per i prodotti e i sistemi.
La parte 2 (Requisiti Funzionali di Sicurezza)  stabilisce un insieme di componenti funzionali  come metodo standard per esprimere i requisiti di  sicurezza per i prodotti e sistemi. Tale catalogo è  organizzato in classi, famiglie e componenti. I singoli componenti costituiscono i mattoni con i quali  costruire una soluzione il cui livello di sicurezza  deve essere garantito dal Profilo di Protezione  (PP), che è il documento che descrive, per una  certa categoria di ODV ed in modo indipendente  dalla realizzazione, gli obiettivi di sicurezza, le  minacce, l'ambiente ed i requisiti funzionali e di  garanzia.  
La parte 3 (Requisiti di Garanzia) fornisce un  catalogo di un determinato insieme di componenti di garanzia, che può essere usato come metodo  standard per esprimere i requisiti di garanzia per  prodotti e sistemi IT. Anche questo catalogo è  organizzato in classi, famiglie e componenti. Tale  parte definisce, inoltre, i criteri di valutazione per i  PP e i Traguardi di Sicurezza (TDS), che sono i  documenti che specificano le funzioni di sicurezza  che l'Oggetto della Valutazione dovrebbe svolgere,  l'ambiente operativo in cui l'ODV è destinato ad  operare e il livello di garanzia al quale l'ODV viene  valutato. Tale catalogo presenta sette livelli di  garanzia, chiamati EAL (Evaluation Assurance  Level),che sono dei pacchetti predefiniti di componenti di garanzia, usati come scala per la sicurezza di prodotti e sistemi IT.   A queste tre parti va aggiunta la metodologia di  valutazione dei Common Criteria; ovvero i CEM  (Common Criteria Evaluation Methodology). Essi  sono un manuale che descrive le azioni che i valutatori devono intraprendere per determinare se i  requisiti dei Common Criteria siano stati soddisfatti. In altre parole, descrivono le azioni e le attività che devono essere impiegate da un valutatore  per condurre una valutazione; essi sono usati dagli  schemi di valutazione nazionali per assicurare  un'applicazione congruente dei requisiti dei  Common Criteria e costituiscono un importante  componente per il mutuo riconoscimento internazionale. Sono divisi in due parti: la prima contiene  i principi universali ed un modello generale di  valutazione, la seconda fornisce la metodologia  dettagliata per le valutazioni dal livello EAL1 a  quello EAL4.  

Sviluppo delle Certificazioni CC


Uno degli ostacoli maggiori per lo sviluppo e la  diffusione delle certificazioni secondo i Common  Criteria è rappresentato dal costo che grava sull'intero processo di certificazione e che incide  quindi sui prodotti valutati. La riduzione dei costi  della certificazione appare un elemento cruciale.  Come fare dunque per tenerli abbastanza bassi da  essere ragionevoli, pur ottenendo un prodotto  tecnicamente valido?   Il punto di partenza è individuare dove essi  maggiormente si concentrano nel processo di   valutazione.   Il costo principale è costituito dalle spese per i  consulenti ed i laboratori di valutazione. Riguardo  ai primi, è necessario che essi posseggano una formazione tecnica consolidata ed affine con la tecnologia del prodotto da valutare, in modo da  ridurre sensibilmente il tempo e l'impegno per la  loro formazione specifica sul prodotto. E' d'altronde importante che i valutatori siano presenti sin  dalla fase iniziale del processo di sviluppo del prodotto in modo che essi possano cominciare ad  apprendere subito le caratteristiche del prodotto  stesso. In questo modo, il fornitore ha la possibilità di realizzare un prodotto conforme ai Common  Criteria, direttamente durante la sua fase di sviluppo. Questa modalità di procedere risulta congruente con l'orientamento delle grandi aziende di  integrare le funzionalità di sicurezza dei prodotti/sistemi già nella fase di progetto: in questo senso  la sicurezza diventa una specifica di progetto.   L'efficienza in termini di costi del processo di  certificazione passa anche attraverso una definizione ragionevole dei requisiti di sicurezza; in questo  senso è opportuno effettuare una pre-valutazione  per cercare di determinare l'impegno che sarà  richiesto per il raggiungimento di un certo EAL.   La riduzione di tempi e costi legati alla fase di  verifica può essere conseguita automatizzando l'insieme delle prove da eseguire: la minimizzazione  del numero dei test manuali, che devono essere  riprodotti dal laboratorio, risparmierà tempo  durante tale fase della valutazione.   Come in un qualunque progetto, il processo di  certificazione deve essere condotto con tecniche  di project management, allo scopo di gestire le  comunicazioni tra i diversi attori coinvolti e, di  conseguenza, ridurre i ritardi; ad esempio le comunicazioni tra sviluppatori e valutatori su questioni  tecniche riguardanti l'oggetto della valutazione  richiedono un tempo, necessario affinché il laboratorio di valutazione acquisisca l'indispensabile  conoscenza sul prodotto, che può diventare considerevole.   Un altro aspetto da non sottovalutare per velocizzare il processo di certificazione è il grado di  comprensione della "filosofia" dei Common  Criteria da parte del fornitore/sviluppatore.  Quanto più velocemente lo sviluppatore acquisisce familiarità con la metodologia dei Common  Criteria, tanto più velocemente le problematiche della valutazione potranno essere risolte. In particolare la comprensione della struttura della documentazione dovrà funzionare da guida per lo sviluppatore.

Sempre in tema di riduzione dei costi un ulteriore elemento da prendere in considerazione è il  livello per cui si decide di certificare il prodotto. E'  evidente che più basso è il livello di certificazione,  minore è il tempo richiesto per l'effettuazione  della valutazione e la mole di documentazione che  il fornitore deve produrre, quindi minori sono i  costi. La domanda è se tutto ciò risulta sufficiente  a giustificare la scelta di certificazioni a bassi livelli  di garanzia o se questa non abbia ripercussioni  negative sulla loro richiesta e diffusione. La risposta a questa domanda introduce un argomento di  grande rilievo, che verrà sviluppato successivamente, inerente la possibilità di misurare la sicurezza  che si raggiunge con un dato EAL e quindi dare ad  un utente la possibilità di comprendere cosa aspettarsi da quel livello di certificazione. Dovrebbe  diventare chiaro all'utente che anche un basso  livello di garanzia mette al riparo dalle principali  vulnerabilità note. Inoltre, l'utente dovrebbe essere sicuramente in grado di apprezzare la differenza  che esiste tra un prodotto non certificato ed un  altro certificato anche solo al livello EAL1.  
Uno degli elementi più critici per lo sviluppo  dei Common Criteria è quello di riuscire a misurare l'efficacia dei prodotti valutati a differenti livelli di garanzia in termini di sicurezza; in particolare  riuscire a correlare un dato EAL ad un livello di  sicurezza riconosciuto dall'utente finale del prodotto. Questa problematica si lega con quella relativa ai pochi dati disponibili per difendere l'efficacia  dei Common Criteria e della misurazione oggettiva della sicurezza.  
Un altro fattore chiave è quello di riuscire a stabilire delle metriche che permettano di misurare il  processo per il raggiungimento di un dato EAL. In  particolare, ciò che si dovrebbe misurare è l'efficacia delle attività individuali, sia nel processo di  valutazione secondo i Common Criteria, sia nel  processo di sviluppo del prodotto. Riguardo al  primo aspetto la necessità è quella si sviluppare un  metodo per correlare la scoperta delle vulnerabilità con il livello della valutazione e per misurare  l'incremento in sicurezza ottenibile conformandosi  ai Common Criteria. In ultima analisi bisognereb  be riuscire a dimostrare l'esistenza di una proporzionalità tra l'utilizzo di maggiori misure di garanzia  e la crescita del livello di sicurezza.   Per quanto riguarda la misura ed il miglioramento dell'efficacia dei processi interni di sviluppo  del prodotto, questa dovrebbe riguardare la tracciabiltà interna delle falle da cui possono originarsi le vulnerabilità; queste ultime risultano ben visibili dall'esterno, mentre ben più difficile è riuscire a  ricondurle ai singoli passi di sviluppo interni del  prodotto. E' indubbio comunque che il processo  utilizzato dai Common Criteria può costringere i  fornitori a modificare il loro ciclo di sviluppo per  creare un prodotto finito di qualità migliore.   La misurazione dell'impatto dei Common  Criteria sulla sicurezza, così come viene percepita  dagli utenti, rappresenta quindi uno degli obiettivi  principali che i fornitori ed i diversi Schemi  Nazionali dovrebbero cercare di perseguire nel  settore commerciale. Questo naturalmente è solo  uno degli obiettivi, che si accompagna con quello di  definire il modo in cui il valore complessivo delle  valutazioni Common Criteria possa essere aumentato, per meglio tenere in considerazione i requisiti di sicurezza degli utenti commerciali. E' importante inoltre determinare se l'utenza (sia home che  business) sia disposta a pagare un prezzo maggiore  per prodotti valutati, qualora essi rispondano  meglio alle loro necessità e requisiti.   Il problema fondamentale è che le necessità  dell'utenza commerciale tendono a differire da  quelle della Pubblica Amministrazione. Infatti, la  prima ha un interesse maggiore ad acquistare prodotti valutati come sicuri attraverso una qualsiasi  forma standard di giudizio o test, non necessariamente quella prevista dai Common Criteria. Un  approccio possibile sembra allora quello di introdurre nuovi pacchetti di garanzia, all'interno dei  Common Criteria, che vengano incontro ai requisiti dell'utenza commerciale. In realtà, questa è la  strada intrapresa con la nuova versione 3.0 dei  Common Criteria, ancora in fase di approvazione  definitiva.   Una particolare considerazione riguarda l'uso  specifico dei due documenti fondamentali previsti  dai Common Criteria, ovvero il Profilo di  Protezione ed il Traguardo di Sicurezza. Un  Traguardo di Sicurezza in se stesso, essendo inerente ad un prodotto specifico e costituendo il  documento col quale vengono condotte le valutazioni del prodotto, è utile al fornitore esclusivamente per presentare, ai potenziali clienti, una  testimonianza indipendente, svolta da terzi, delle  affermazioni che egli fa sul suo prodotto. Di contro, il Profilo di Protezione, il quale invece fa riferimento ad una classe di prodotti che devono soddisfare i medesimi requisiti di sicurezza, gioca un  ruolo importante nel guidare il futuro corso del  mercato della sicurezza.Infatti esso rappresenta un  documento anticipatore rispetto al Traguardo di  Sicurezza che invece è un'espressione di cosa è già  stato implementato. Per cui spingere un venditore  verso l'uso di un Profilo di Protezione abbinato ad  un Traguardo di Sicurezza, piuttosto che usare il  Traguardo di Sicurezza da solo, potrebbe costituire un possibile fattore da perseguire nella strategia  di diffusione dei Common Criteria.   Sempre in questo contesto appare allora evidente che uno dei maggiori benefici dato dall'intero piano "Common Criteria" diventa quello che,  coloro i quali avranno redatto dei Profili di  Protezione, saranno i soli in grado di guidare il  mercato. Ciò potrà anche essere sfruttato da parte  degli utenti per spingere i produttori ad implementare le funzionalità di sicurezza volute, attraverso la scelta di Profili di Protezione che vadano  incontro alle loro esigenze. Quale strategia useranno allora gli utenti per ottenere i risultati  migliori in questo senso? La comunità degli utenti  potrebbe iniziare a produrre Profili di Protezione  che richiamino standard a cui tutti i prodotti vanno  sostanzialmente incontro, ricevendone in tal  modo, come minimo, il beneficio di una valutazione indipendente dei prodotti secondo i profili dettati dai Common Criteria.   Nel caso in cui l'utente voglia scrivere un  Profilo di Protezione col quale spingere il produttore verso un prodotto con nuove e migliori funzionalità di sicurezza, sarà opportuno che gli standard richiesti non siano troppo onerosi per quest'ultimo; infatti potrebbe non essere in grado di  realizzare il prodotto o addirittura scegliere di non  provarci nemmeno, ritenendo il costo troppo elevato nei confronti del beneficio percepito.   Se non ci sono prodotti che vadano incontro  pienamente al Profilo di Protezione, è nell'interes  se degli utenti e dei produttori permettere la diffusione e la discussione sui dettagli dei risultati  della valutazione. Infatti, dato un prodotto che ha  fallito tutti i test e uno che ha fallito, per esempio,  un solo test, sempre in riferimento allo stesso  Profilo di Protezione, il cliente avrebbe così l'opportunità di scegliere in modo definitivo il prodotto che ha avuto i risultati migliori, anche se  entrambi hanno fallito la valutazione globale. Il  cliente dovrebbe essere pure a conoscenza dei  casi in cui, tra due prodotti valutati, uno superi la  valutazione, mentre l'altro la fallisca per un piccolo margine rispetto al primo. In questi casi, infatti,  una sostanziale differenza di prezzo o la natura  stessa del test che ha avuto esito negativo, potrebbe rendere anche il prodotto che ha fallito la valutazione il miglior acquisto per alcune applicazioni.  

Conclusioni


Le certificazioni secondo i Common Criteria  forniscono un vantaggio aggiuntivo non indifferente rispetto ad altre certificazioni: il riconoscimento internazionale. Esse sono la base per la comparazione dei risultati di valutazioni indipendenti.   I Common Criteria sono applicabili alle contromisure di sicurezza ICT implementate in HW,  SW e firmware e sono indipendenti dalla tecnologia.   Come già evidenziato, essi non sono privi di  difetti e necessitano di ulteriori riflessioni e miglioramenti. C'è la necessità di guardare a più efficaci  ed efficienti metodologie di valutazione, accettate  internazionalmente, nell'ottica di una generale  riduzione dei costi.   L'aspetto essenziale per lo sviluppo commerciale delle certificazioni Common Criteria passa  attraverso l'avvicinamento alle esigenze dell'utenza; in questa direzione è andata, opportunamente,  la nuova versione 3.0. Ciononostante, le valutazioni di garanzia Common Criteria non risolvono  naturalmente tutti i problemi sulla sicurezza. Esse  possono solo assistere la comunità ICT ad avere  garanzie che spingano produttori e sviluppatori a  trovare soluzioni migliori. Infatti la sicurezza IT è  un impegno, sia individuale che dell'organizzazione,  costante.  

Riferimenti Bibliografici


[1] ISO/IEC IS 15408-1 Evaluation Criteria for Information Technology Security - Part 1: Introduction and general model
[2] ISO/IEC IS 15408- 2 Evaluation Criteria for Information Technology Security - Part 2: Security functional requirements
[3] ISO/IEC IS 15408-3 Evaluation Criteria for Information Technology Security - Part 3: Security assurance
[4] CEM1 Common Evaluation Methodology for Information Technology Security Evaluation, Part 1 - Introduction and general model
[5] CEM2 Common Evaluation Methodology for Information Technology Security Evaluation, Part 2 - Evaluation Methodology
[6] Linee Guida Provvisorie dello schema nazionale per la valutazione e certificazione della sicurezza di sistemi e prodotti nel settore della tecnologia dell'informazione http://www.ocsi.gov.it
[7] Il portale dei Common Criteria
[8] Il National Information Assurance Partnership  del NIST

Gli autori


Sandro Mari si è laureato nel 2003 in Ingegneria Elettronica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Ha collaborato con un’ azienda del settore elettronico ed è stato impegnato nel campo della formazione tecnica superiore. Nell’anno accademico 2004-2005 ha frequentato la Scuola Superiore di Specializzazione in Telecomunicazioni dell’ISCOM; dal settembre del 2005 è stagista presso l’ISCOM e si occupa di sicurezza informatica. Nell’ambito di tale attività ha conseguito l’abilitazione come assistente per le certificazioni di sicurezza informatica secondo lo standard Common Criteria, rilasciata dall’ OCSI ( Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica ).
sandromari AT tiscali PUNTO it

Giovanni Elia si è laureato in Ingegneria Elettronica nell’aprile del  2003 presso l’Università di Palermo. Nel 2005 ha conseguito il Diploma  della Scuola Superiore di Specializzazione in Telecomunicazioni dell’ISCOM  e dal settembre dello stesso anno è impegnato in uno stage presso  l’ISCOM, occupandosi di sicurezza informatica. Nell’ambito di tale attività  ha conseguito l’abilitazione come assistente per le certificazioni di sicurezza secondo lo standard Common Criteria, rilasciata dall’OCSI ( Organismo  di Certificazione della Sicurezza Informatica ).  
ing.giovannielia AT tiscali PUNTO it

Renato Baldelli si è laureato in Ingegneria Elettronica nel 2004 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Nell’anno accadamico  2004/2005 ha frequentato la Scuola Superiore di Specializzazione in  Telecomunicazioni dell’ISCOM. Dal settembre del 2005 è stagista presso  l’ISCOM, e si occupa di sicurezza informatica. Nell’ambito di tale attività ha  conseguito l’abilitazione come assistente per le certificazioni di sicurezza  informatica secondo lo standard Common Criteria, rilasciata dall’ OCSI  (Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica ).
renbal AT libero PUNTO it

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